Il riso di Grumolo delle Abbadesse: tra storia e leggenda

RisoFino al Trecento in Veneto il riso era un cereale praticamente sconosciuto. Fu importato in Europa all’indomani dei viaggi in estremo Oriente di Marco Polo e, poco dopo, iniziò ad essere coltivato anche nel territorio padano.

Come noto, il Trecento fu un periodo caratterizzato da frequenti pestilenze aggravate da epidemie, guerre, carestie dovute anche all’esaurimento dei vecchi alimenti destinati alle plebi come il farro, il sorgo, la segale, l’orzo e il frumento.

Per la ripresa occorreva un prodotto agricolo altamente produttivo. Il riso lo era e nei successivi cinquecento anni andò consolidando la sua posizione di alimento strategico anche in Occidente.
Guardando alla sua ascesa nella dieta veneta, molti studiosi hanno definito il riso come un “vegetale rinascimentale”. E’ infatti nel Quattrocento che inizia la sua diffusione sulle tavole italiane.

Su questa falsa riga si innesta la storia del riso di Grumolo delle Abbadesse, un cereale la cui coltivazione ha inizio in questa zona attorno ai primi del Cinquecento.
Il suo nome ricorda le monache dell’abbazia benedettina di San Pietro di Vicenza che ebbero il territorio in feudo appena dopo il Mille e che, con lungimiranza, diedero inizio alla bonifica dei terreni. Furono loro a dar vita al disboscamento e al prosciugamento degli acquitrini tra Vicenza e Padova, costruendo quei canali ancor oggi utilizzati “per condur a Grumolo acque per risara”, come recita un documento d’archivio.
E’ il Seicento a vedere un susseguirsi di richieste volte a destinare a risaia porzioni sempre più estese di terreno, segno che il riso è divenuto un prodotto molto richiesto e di alto valore commerciale. Con il tempo e con il mutare degli eventi, la cultura del riso si diffonde sempre più , nel corso del Settecento, soprattutto per opera della aristocrazia delle proprietà terriere, ma anche di semplici borghesi, possessori o locatari di terre limitrofe a quelle del convento, che sempre più spesso coltivano a risaia i loro terreni; tendenza forse facilitata dal fatto che, sul finire del ‘700 il convento, incapace di seguire la complessa gestione delle terre sempre più estese, comincia a locare a piccoli o medi affittuari anche i campi a risaia.

Le varietà che negli anni si sono affermate nel territorio di Grumolo delle Abbadesse sono: il Vialone Nano, e il Carnaroli. Il Vialone Nano, prima e unica IGP d’Europa, è da tutti considerato il capostipite dei risi da risotto più pregiati della produzione italiana. Fra tutti i tipi di riso pregiati è forse quello più adatto alla tradizione culinaria padano-veneta.

Ed ecco la ricetta che non è quella più tipica, risi e bisi, ma un’idea per un fine pasto: la torta di riso

Torta RisoIngredienti:
200 gr di riso
250 gr di zucchero
5 uova
1,5 litri di latte
50 gr di burro
La scorza grattugiata di un limone
Sale q.b.
Preparazione:
In abbondante acqua salate fate bollire il riso e scolatelo al dente, arrestando la cottura con acqua fredda se necessario. Amalgamatelo in una zuppiera con le uova, il latte, lo zucchero e la scorza di limone. Versate l’impasto in una teglia da forno imburrata al fondo e sulle pareti. Mettete qualche fiocchetto di burro sulla superficie e cuocete in forno a 200 gradi per oltre un’ora. La torta sarà pronta quando la superficie verrà coperta da una crosticina scura. Nell’impasto si può aggiungere un bicchierino di anice o rhum.

Buon appetito da We Tour Guide!!!