Il serpente e la statua di Andrea Palladio

La statua di Andrea Palladio è un punto fermo per i tour su Palladio a Vicenza.

Ad alcuni può apparire in posizione defilata e inserita in uno spazio poco arioso, rispetto a quello riservato ad altre celebrità. La piazzetta dedicata all’artista, infatti, pur graziosa, è un po’ angusta. C’è una ragione? Sì, c’è un motivo ma prima di svelarvelo, guardiamo la statua da vicino. Altri dettagli rivelano curiosità interessanti.

Il monumento si erge per un’altezza di oltre 2 metri sopra un alto piedistallo ottagonale.  Seguiamo la descrizione di Q. Leoni  in un settimanale romano del 1859 (Varietà illustrate). L’opera era appena stata realizzata da Vincenzo Gajassi e Leoni ci descrive particolari e simboli.

Iniziamo dai gradini del piedistallo dove sono scolpiti i nomi di Palladio, del committente (Francesco Bressan) e dello scultore (Vincenzo Gajassi). Ci sono poi rappresentate corone di alloro e quercia, simboli di gloria, solidità ed eleganza, che avvolgono gli strumenti del mestiere di architetto.
La statua è definita dal giornalista come “colossale” e guarda le logge della Basilica con una mano sotto il mento, in meditazione, come chi abbia appena avuto un’idea. Secondo Leoni, per il volto lo scultore si ispirò al busto che si trovava nella “promoteca capitolina”,  una delle tante versioni idealizzate del volto di Palladio, perché di Palladio, in realtà, si sono persi i ritratti cinquecenteschi.

In una mano Palladio tiene le seste (il compasso) e un rotolo di disegni in cui si possono vedere segnate le linee delle logge. Ai piedi dell’artista è collocato un capitello di quelli che si possono vedere nel secondo piano del Teatro Marcello da cui fa capolino un serpente che Leoni definisce “immondo”. E qui inizia il bello. Perché immondo? Secondo il Leoni, il serpente indicherebbe lo stato di abbandono in cui versavano i resti del mondo antico nel momento in cui Palladio si aggirava tra le rovine di Roma per ritrarle e farle rivivere.

Atena Giustiniani, Musei Vatiani, Roma

Tuttavia quel serpente ha suscitato anche collegamenti più sofisticati e colti, considerato il complesso simbolismo legato all’animale. Tra i tanti significati vale la pena di ricordare anche che il serpente è un attributo di Atena e, se si pensa che Andrea della Gondola assume il suo cognome all’antica proprio in omaggio alla Dea, il serpente che sbuca sotto i piedi della sua statua potrebbe anche essere un riferimento simbolico non proprio “immondo”.

Esiste, però, anche un’altra spiegazione curiosa e, forse, un po’ beffarda.. legata all’indole dello scultore. Leggendo la sua biografia si scopre che Vincenzo Gajassi, oltre ad essere un apprezzato incisore e scultore, faceva anche parte di una banda di artisti “dedita a burle di ogni sorta: legare le carrozze all’uscita dei teatri, simulare incendi, o tingere in nero il cavallo bianco di qualche elegante” signore (Treccani). Tra le sue abitudini bizzarre, c’era anche quella di custodire e allevare in casa un serpente al quale, evidentemente, era molto affezionato tanto che Gajassi pare “abbia inserito una rappresentazione di questo animale in molte sue opere di scultura, anche quando la sua presenza non sembrerebbe affatto necessaria al soggetto, come nel caso del Monumento a Palladio a Vicenza” (Treccani)
Ecco dunque un’ipotesi che farebbe svanire molte auliche associazioni….un gioco che sarebbe compatibile con la bizzarria dello scultore!

La questione del luogo e l’inaugurazione

Il dettaglio del serpente, però, non è l’unica curiosità del monumento. Leggendo le vicissitudini legate alla sua realizzazione si scoprono episodi minori e interessanti, di un momento storico di grande fermento e “amore patrio”

La statua, infatti, realizzata tra il 1858 e 1859, è inaugurata nel 1861, anno evocativo e importante per la storia italiana.

Il monumento è un tributo al genio di Palladio di cui il Comune sentiva la necessità: a quasi tre secoli dalla morte dell’artista mancava ancora una statua nel centro cittadino. Qualche anno prima si era provveduto, grazie al Conte Egidio Velo, a realizzare la tomba monumentale per quelle che erano state ritenute le spoglie di Palladio, ma dagli anni ‘30 dell’Ottocento si stava pensando ad una statua da collocare in Piazza dell’Isola (Piazza Matteotti), accanto a due capolavori Palladiani, Palazzo Chiericati e il Teatro Olimpico.

A tagliare la testa al toro fu un atto di generosità.

Francesco Bressan, (Vicenza 1786-1868), colto e instancabile viaggiatore, esponente di una ricca famiglia vicentina, offrì di far realizzare a proprie spese un monumento per omaggiare “ la patria celebrità”. Fu lo stesso Bressan a scegliere lo scultore romano Vincenzo Gajassi, il quale suggerì di collocare la statua in Piazza Grande o in Piazzetta della Ruota (attuale Piazzetta Palladio). La Commissione delle Cose Patrie, la Commissione all’Ornato e il Comune concordarono che la Piazza della Ruota era quella più adatta perché, sulla base dei disegni, il volto di Palladio sarebbe stato rivolto a guardare la Basilica.

Francesco Bressan, ritratto di Giovanni Busato- Palazzo Chiericati -Vicenza

Realizzata a Roma, la statua  giunse a Vicenza nel 1860 ma si attese l’anno successivo per inaugurarla: il 27 luglio del 1861 la statua venne svelata ….ma ..di notte e senza feste solenni. Come mai ?
Uno dei motivi addotti dal Comune fu che lo scultore, che aveva promesso di presenziare, non si decideva ad arrivare. Ma c’era dell’altro. Gli anni in cui tutto questo avveniva non erano di certo tra i più tranquilli. Le guerre risorgimentali scuotevano gli animi e incendiavano le piazze. Vicenza nel 1848 era stata uno dei luoghi simbolo di questo periodo storico. E Francesco Bressan aveva osato, da Podestà nel 1852, contestare un ordine del generale Radetzky che proibiva la famosa festa della Rua, orgoglio cittadino. La festa non si era potuta fare e Bressan si era dimesso dalla carica di Podestà. Diventato assessore, di certo era tenuto d’occhio dalle autorità austriache.

Non si sa  se questo episodio abbia influito sull’inaugurazione del monumento a Palladio; sta di fatto che togliere il velo di notte ad una statua tanto attesa non sembrerebbe certo un segno di simpatia nei confronti del committente.

Un altro dei tanti misteri che ancora circondano Andrea Palladio?

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Bibliografia essenziale

Treccani alla voce Vincenzo Gajassi
Restauro del monumento ad Andrea Palladio, a cura di Antonio Marangoni, 2012
Andrea Palladio. Il mistero del volto, mostra di CISA Andrea Palladio , a cura di Guido Beltramini
Vicenza, Palladio Museum, 3 dicembre 2016 – 18 giugno 2017