Che ore sono? Facile rispondere oggi, un po’ meno qualche tempo fa quando a Vicenza l’unico orologio a scandire il ritmo delle giornate era quello della Torre Bissara, in piazza dei Signori.

L’orologio che vediamo oggi nel lato occidentale della torre risale al alla fine del 1600. Il tempo però veniva calcolato già in precedenza, anche se in maniera molto diversa da come siamo abituati oggi. La durata delle ore, all’epoca, non era esattamente regolare, ogni 60 minuti: capitava infatti che in estate un’ora diurna superasse i 75 minuti, a fronte di ore notturne lunghe appena 35 minuti… Tutto questo perché il dì e la notte erano divisi in 12 ore ciascuno, ma d’estate la durata delle ore diurne si dilatava, mentre d’inverno si restringeva, dilatandosi invece quello delle ore notturne: la durata di ogni hora variava con la stagione.

Cambiò tutto con la liturgia cristiana, per cui il tempo era scandito dalle preghiere dei monaci, che osservando il sorgere di determinate stelle, sapevano anche stabilire approssimativamente che ora fosse durante la notte.

Veniamo dunque al nostro orologio di piazza: agli inizi del XIV secolo in Italia compaiono i primi grandi orologi meccanici, che funzionavano attraverso un sistema di regolazione di pesi e “battevano” le ore e i quarti d’ora. Finalmente era possibile dividere il tempo in unità uguali tra loro!

Questo nuovo modo di contare le ore del giorno, caratterizzato dall’uso di orologi con 24 tacche (come quello della Loggia di Bassano del Grappa), si estese presto a tutta l’Europa con il nome di “ora italiana” e sopravvisse fino all’Ottocento.

A soppiantare l’ora italiana fu la consuetudine francese, che faceva iniziare il giorno con la mezzanotte. Dopo l’avvento di Napoleone, anche il nostro orologio di piazza si adeguò al nuovo ritmo, dal tocco prettamente francese!